Visualizzazione post con etichetta Fotografie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fotografie. Mostra tutti i post

Un'altra riflessione sulle fotografie

Non sono un grande amante delle fotografie. Forse ne ho già parlato in passato.
Mi piace scattarle, mi piace archiviarle, ma poi non le guardo. Preferisco provare a ricordare i momenti, magari con l'aiuto di una sensazione, un odore, un suono. So che me ne pentirò, che tra qualche anno gran parte dei ricordi saranno svaniti. Allora benedirò le fotografie che ho accumulato.
Però mi sono detto: perché non acquistare una Instax? L'evoluzione della vecchia Polaroid, in pratica. Hai lo sviluppo istantaneo, ma la "carta" contata.
Individuare il soggetto, o il momento, inquadrarlo per bene, studiare la luce, click. 
Stampa. 
Foto. 
Ha senso. Poche foto, ricercate e con un significato reale.
Un problema delle macchine digitali è che si archiviano un sacco di fotografie senza farle sviluppare. Discutibile è anche la qualità delle foto che si scattano, spesso tutte uguali e senza un senso. Click riversati a caso, inquadrature sfocate, e tutte quelle cose a cui si dovrebbe far attenzione come esposizione, inquadratura etc. Pur non essendo un esperto, riconosco che le foto andrebbero fate bene, perlomeno studiate un minimo.
Gli album si accumulano morbosamente sui cloud, negli hard disk e nei cd, ma alla fine, in mano, non si ha nulla. Tutto è vacuo. Basta un pc che fa le bizze e si perde tutto. Solo una password ci separa dall'oblio. 
La polaroid invece è lì, palpabile. La puoi toccare, appendere, regalare.
Per adesso non l'ho ancora acquistata. Non ho granché da fotografare, anche a causa del covid che non mi permette di viaggiare. 
Sarà una delle cose che valuterò se mettere in valigia appena avrò la possibilità di partire.
Ora ho solo da crogiolarmi nei ricordi di viaggi passati cercando di non far ricorso agli album sul cloud.
E sognare sempre nuove mete.




Doppio arcobaleno

Curiosità: l'arcobaleno doppio è raro.
Seconda curiosità: un arcobaleno riflette il suo gemello, invertendo i colori. In realtà è un pò più complicata di così, ma facciamocela bastare.
Poi, se tutto ciò accade a Calvari, meglio ancora. Ma anche qui c'è l'inganno, perché a seconda del punto d'osservazione, e finché ci sono le condizioni giuste, l'arcobaleno "segue" chi lo guarda.
Altre caratteristiche tecniche (fonte wikipedia):  L'arcobaleno appare in genere nella forma di un arco di circonferenza nel cielo, con il centro dell'arcobaleno posizionato sotto l'orizzonte e in direzione opposta a quella del Sole, nel cosiddetto "punto antisolare".
La forma circolare dell'arcobaleno deriva dal fatto che l'angolo che massimizza l'intensità dei raggi solari riflessi dalle gocce d'acqua risulta essere costante, di circa 42° rispetto all'osservatore.
Isaac Newton originariamente (1672) distinse solo cinque colori primari: rosso, giallo, verde, blu e violetto. Solo più tardi introdusse l'arancione e l'indaco, dando sette colori in analogia con il numero di note in una scala musicale.
Ok, Quindi?
Niente. Ora ne sappiamo appena di più sugli arcobaleni. 
Di cose scientifiche da sapere su questo strano effetto ottico ce ne sarebbero ancora un'infinità, ma credo sia importante non relazionare tutto allo studio del perché. L'arcobaleno è lì, gratuito, disponibile fino a scadenza. Guariamolo e basta, che è già tanto.



Americani diffidenti.

 "Non ci va che le persone del posto sappiano che noi siamo qui."

Beh, mi è capitato di ascoltare queste parole con le mie orecchie. Americani che, un paio di volte l'anno, vengono in villeggiatura in Fontanabuona e che preferiscono rimanere più anonimi possibile. Perché?
Perché ai loro occhi siamo barbari retrogradi pronti a rapinarli o a svaligiargli la casa appena mettono il naso fuori? Vorrebbero godere della nostra focaccia, delle nostre colline, del nostro mare, senza però essere disturbati?
L'ho trovato offensivo. 
Sopratutto perché a cliccare qui e là, su internet, a sfogliare un quotidiano, mi sembra che siano loro ad avere i problemi. Mi sembra che siano loro a soffrire di un dilagante razzismo, un'intolleranza galoppante, hanno gestito malissimo la crisi sanitaria, si guardano continuamente intorno con sospetto, vogliono il muro al confine con il Messico, e magari anche mettere il veto a qualche passaporto in più. Si sentono costantemente minacciati quando la minaccia a loro stessi, beh, sono loro stessi.
Io ho fatto finta di niente, pentendomene. Tornando indietro, gli direi di stare tranquilli che non sono loro che devono avere paura di noi, e sopratutto non devono pensare di essere quelli che portano i dollari ai disperati italiani: quella pratica è stata superata da una settantina di anni. 
Di godersi tutto il nostro ben di Dio consci che nessuno li disturberà. Anzi, ci fa pure piacere. 
Di evitare quell'aria di superiorità che li contraddistingue, l'indolenza con cui si atteggiano a causa dei loro stipendi e della capacità di guadagnare un sacco di soldi (e, a volte, perderli con altrettanta rapidità). Credersi coloni di un paese bello, ma dalla popolazione ignorante e retrograda. 
Si, siamo in difficoltà, ma non siamo barbari. E voi siete i benvenuti.



Giverny, prima di approdare in Normandia

Nel 2017 sono andato a fare un giro in Normandia. Erano anni che avevo questo desiderio, così mi sono levato la soddisfazione.

Nel tragitto tra l'aeroporto di Bouvais a Caen, però, ho fatto una piccola deviazione e sono andato a visitare Giverny, il luogo dove ha vissuto gran parte della sua vita il famoso pittore Claude Monet. Un paese che sembra una bomboniera, dove tutto ruota attorno alla casa, e al parco, del famoso artista. Sopratutto il laghetto e le sue ninfee.



La mia africa

Utilizzando il titolo del ben noto libro di Karen Blixen, volevo postare una fotografia della mia Africa.
A fine Settembre ho viaggiato in Namibia per dodici giorni con la mia compagna in completa solitudine. Noi due, una macchina 4x4 e tanta tanta polvere da mangiare.
Quattromila chilometri totali per lo più di strade sterrate.
Da tempo abbiamo deciso che i nostri viaggi non devono essere all'insegna del comfort e della comodità. Ogni meta, ogni metro che percorriamo, dovrà essere sudato. Per questo odio chiamarle vacanze. Non sono vacanze, sono viaggi. Sono esperienze.
Siamo stati fortunati, non abbiamo bucato nemmeno una volta, e a vedere le gomme delle altre jeep, mi sono reso conto di quanto sia stato incredibile aver guidato così tanto e così facilmente, senza un solo intoppo. In un paese dove si può viaggiare per quattrocento chilometri al giorno senza incontrare una sola auto, nella savana spietata e nel deserto più solitario, non è poi così banale, e me ne sono reso conto perlopiù a viaggio concluso.
Di cose da raccontare ne avrei a milioni, come l'incontro con un leone sdraiato e ansimante a pochi metri dalla nostra auto nel Parco Etosha (sembra un incontro scontato, ma non lo è per niente).
Abbiamo donato le magliette agli Himba nel Damaraland, abbiamo corso sulle dune del deserto più antico del mondo nel Namib, dove il rosso fuoco della sabbia si incontra con un azzurro intenso che non pensavo potesse esistere senza i filtri di Instagram.
Abbiamo mangiato piatti tipici del luogo, perlopiù a base di gazzelle, che sono numerosissime ovunque. Il primo impatto con una giraffa a bordo strada, come qui da noi può accadere con un gatto. In Namibia ti attraversano i babbuini. E sono pericolosi.
Non mi basterebbero migliaia di parole per descrivere tutto quello che abbiamo visto e vissuto in quel poco tempo che avevamo a nostra disposizione. Abbiamo solo provato a viverlo a piene mani, senza barriere e filtri che potessero separarci da un luogo così selvaggio.
E così la foto che voglio mostrare è semplicemente il ritratto della strada che da asfalto diventa sterrato, l'abbandono di ogni comfort a favore dell'immersione totale nella natura. La metafora di un viaggio, non di una vacanza. E alla fine anche un pò della vita.



Le mie fotografie (6)

Non mi sono dimenticato del blog, nè mi è passata la voglia di scriverci sopra.
Semplicemente c'era bisogno di un momento di pausa, alla luce di recenti avvenimenti che non si possono dire propriamente positivi.
L'ultimo post che ho pubblicato è una foto scattata da me sul Ramaceto il 9 Gennaio di quest'anno, preludio di un periodo difficile. Era una foto scura, scattata in una giornata fredda, ventosa e tipicamente invernale.
Domenica sono tornato sulla cima e, nonostante le nuvole che salivano dal mare, tirava un'aria primaverile e splendeva un sole caldo che, mi piace pensare, erano un auspicio per tornare a sorridere.
Due foto diverse della stessa veduta, due stati d'animo differenti.





Le mie fotografie (5)

Talvolta ci affanniamo alla ricerca di luoghi incantevoli da scolpire nella nostra memoria.
Cerchiamo la pace negli angoli più remoti del pianeta, per poi scoprire che la bellezza è dietro l'angolo.

Monte Ramaceto, 09/01/2019




Le mie fotografie (4)

Durante il mio viaggio a Barcellona non ho scattato belle foto. Me ne sono accorto cercando di scovarne una che andasse bene per un post sul blog. Non so perché, anche se di cose belle da ritrarre ce n'erano tante, alla fine, tra qualche anno, se vorrò ricorrere all'uso dei miei scatti per ricordare qualcosa, mi renderò conto che sarà impossibile. Sono stato proprio un pessimo fotografo.
L'unica che mi è parsa decente, l'ho scattata a Parc Guell e mi ricordo che queste colonne mi avevano particolarmente colpito perché non sembravano nemmeno scolpite nella roccia, ma escrescenze naturali che, in totale autonomia, decidevano di sostenere la terrazza panoramica sovrastante.
Che poi è l'effetto che Gaudì, nella sua carriera, ha sempre cercato di ottenere.


Le mie fotografie (3)

Sembrava facile andare in Irlanda e pubblicare una foto delle Cliffs of Moher?
Esatto. E invece no.
Ormai le famose scogliere sono abusate ed inflazionate, quindi io pubblico una foto, ovviamente da me scattata nel lontano 2007, durante una escursione in barca sui laghi di Killarney, diretti sul piccolo isolotto di Innisfallen dove si trovano i resti di una antica abbazia.
Tolta la drammatica traversata a remi, lo spettacolo delle colline verde smeraldo cinte dalla nebbia, che digradavano dallo specchio d'acqua color piombo, era stato davvero emozionante. Contando che da lì a poco sarebbe iniziata a scendere quella pioggerellina tipica irlandese che ti bagna fino all'osso, questo è uno dei momenti che mi è rimasto più impresso di quel magnifico viaggio che, ammetto, sto pensando di ripetere.


Le mie fotografie (2)

Un bel viaggio che ho fatto nel 2012 a Lisbona mi rimarrà nella memoria semplicemente perché era il periodo meno adatto per visitare la capitale Lusitana. In piena recessione, il Portogallo se la passava davvero male, tra una serranda abbassata e poca gente in giro. Ora mi dicono che sia uno dei luoghi turistici (ma anche per andarci a vivere) più ricercati.
Magari ci torno. Di certo i colori e i profumi del paese più occidentale d'Europa mi sono rimasti indelebilmente impressi.


Le mie fotografie

Su questo blog, per adesso, scrivo post in cui dico ciò che mi pare e pubblico qualche recensione (o meglio, celebrazione, essendo che recensisco solo i libri che mi sono piaciuti). Bene, adesso è arrivato il momento di aggiungere qualcosa, e nello specifico, pensavo che il blog avesse bisogno di qualcosa di visivo, di godibile.
Ho già scritto delle fotografie: non amo l'abuso fotografico, non amo la fotografia come mezzo di ricerca della nostalgia e del ricordo. Amo la fotografia nel quale rettangolo è presente qualcosa di Bello, qualcosa che rimarresti a guardare per un tempo prolungato. Qualcosa che possa apparire come metafora visibile di uno stato d'animo.
Per questa prima volta, ho scelto una fotografia scattata da me durante uno dei miei viaggi. Per quanto possibile, ogni tanto pubblicherò una delle mie foto, magari non la più bella ma, per me, la più significativa. Questa l'ho scattata nella Death Valley in California, durante l'ultimo viaggio fatto a fine Settembre. In mezzo al nulla, in un paesaggio desertico costellato da picchi acuminati, con una temperatura diurna di oltre trentacinque gradi, in questa depressione del terreno, con la strada che scende a picco per poi risalire improvvisamente, con i segni del passaggio dell'acqua durante i brevissimi acquazzoni sporadici, con un inutile cartello che indica una svolta già di per sé obbligata, ho trovato molti simboli. Forse è solo un mio viaggio mentale, ma di panorami c'è pieno l'internet. Vorrei solo qualcosa di nuovo, con un significato.





P.s.: Non sono un fotografo, non sono capace a scattare fotografie. Mi scuso se sono sfocate, o mal calibrate o mal inquadrate o come si dice. Mi scuso se sono brutte, non ho le competenze necessarie per rendermene conto. Se non vi piace la foto, abbandonate subito questo blog urlando e maledicendomi in tutta tranquillità, e con tante scuse da parte mia. La fotografia magari un giorno la studierò, ma non è oggi il giorno.



Fotografie

Diceva Antonio Tabucchi nella sua opera "Notturno indiano":
Il "Quartiere delle Gabbie" era molto peggio di come me lo ero immaginato. Lo conoscevo attraverso certe fotografie di un fotografo celebre e pensavo di essere preparato alla miseria umana, ma le fotografia chiudono il visibile in un rettangolo. Il visibile senza cornice è sempre un'altra cosa. E poi quel visibile aveva  un odore troppo forte. Anzi, molti odori.
Non sono un amante della fotografia. Anzi, meglio dire: non sono un amante della fotografia per come la si concepisce adesso.
Al netto dei social, dove la fotografia è stata sdoganata come mezzo per dire "io sono qui e io sono questo qui", preferisco di gran lungo tentare di imprimere nella mia memoria un attimo, un particolare, da poter rievocare nel momento che voglio, senza dover per forza affidare il ricordo a un rettangolo di carta (o digitale). Intanto una fotografia non sarà mai bella come quello che abbiamo davanti, anche se modificata e filtrata.
Un altro motivo per cui non amo le foto è che sono grandi evocatrici di nostalgia. A volte può essere piacevole, a volte no.
La nostra mente, tra le mille peculiarità, ha la capacità di nascondere, dietro una coltre, i momenti più brutti, ma anche più insignificanti, della nostra vita. Non vedo il motivo di dar la possibilità alle fotografie di far riemergere questi dettagli.
Sono, o penso, credo di essere capace di apprezzare qualcosa di bello, quindi una bella foto me la godo e la condivido pure: ma gli album della giovinezza, le interminabili fotografie dei viaggi, le immagini varie impresse sui nostri telefonini, le trovo forzature di cui non abbiamo bisogno. Basterebbe rimanere un poco più consci di quello che stiamo facendo e viverlo per davvero.
Un viaggio non ha bisogno di essere ricordato tutta la vita per intero, sono sicuro che con qualche immagine nitida qua e là impressa nella mente, qualche momento divertente, qualche panorama mozzafiato, possano bastare per far riemergere vecchie emozioni.
Ecco: sarebbe bello a tornare a una fotografia vera, nostalgica, che unita a quanto già detto, faccia aumentare di forza l'invocazione del bello e del vissuto per davvero, e non lo sostituisca di netto.
Purtroppo, come molte cose che penso, ormai è pura utopia.
Quindi le fotografie le lascio volentieri ai social, "artefatto di un artefatto" che annienta tutto ciò che ingloba, dalle parole stampate, alle fotografie, alla condivisione intesa come condividere qualcosa di bello.