Diceva Antonio Tabucchi nella sua opera "Notturno indiano":
Il "Quartiere delle Gabbie" era molto peggio di come me lo ero immaginato. Lo conoscevo attraverso certe fotografie di un fotografo celebre e pensavo di essere preparato alla miseria umana, ma le fotografia chiudono il visibile in un rettangolo. Il visibile senza cornice è sempre un'altra cosa. E poi quel visibile aveva un odore troppo forte. Anzi, molti odori.
Non sono un amante della fotografia. Anzi, meglio dire: non sono un amante della fotografia per come la si concepisce adesso.
Al netto dei social, dove la fotografia è stata sdoganata come mezzo per dire "io sono qui e io sono questo qui", preferisco di gran lungo tentare di imprimere nella mia memoria un attimo, un particolare, da poter rievocare nel momento che voglio, senza dover per forza affidare il ricordo a un rettangolo di carta (o digitale). Intanto una fotografia non sarà mai bella come quello che abbiamo davanti, anche se modificata e filtrata.
Un altro motivo per cui non amo le foto è che sono grandi evocatrici di nostalgia. A volte può essere piacevole, a volte no.
La nostra mente, tra le mille peculiarità, ha la capacità di nascondere, dietro una coltre, i momenti più brutti, ma anche più insignificanti, della nostra vita. Non vedo il motivo di dar la possibilità alle fotografie di far riemergere questi dettagli.
Sono, o penso, credo di essere capace di apprezzare qualcosa di bello, quindi una bella foto me la godo e la condivido pure: ma gli album della giovinezza, le interminabili fotografie dei viaggi, le immagini varie impresse sui nostri telefonini, le trovo forzature di cui non abbiamo bisogno. Basterebbe rimanere un poco più consci di quello che stiamo facendo e viverlo per davvero.
Un viaggio non ha bisogno di essere ricordato tutta la vita per intero, sono sicuro che con qualche immagine nitida qua e là impressa nella mente, qualche momento divertente, qualche panorama mozzafiato, possano bastare per far riemergere vecchie emozioni.
Ecco: sarebbe bello a tornare a una fotografia vera, nostalgica, che unita a quanto già detto, faccia aumentare di forza l'invocazione del bello e del vissuto per davvero, e non lo sostituisca di netto.
Purtroppo, come molte cose che penso, ormai è pura utopia.
Quindi le fotografie le lascio volentieri ai social, "artefatto di un artefatto" che annienta tutto ciò che ingloba, dalle parole stampate, alle fotografie, alla condivisione intesa come condividere qualcosa di bello.
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